L’associazione dei consumatori Altroconsumo ha analizzato 19 modelli al fine di valutarne la presenza di sostanze nocive, il consumo di energia e la possibilità di essere riciclati.
Dai risultati dello studio è evidente che molte aziende del settore non considerano il rispetto dell’ambiente un elemento irrinunciabile dei loro prodotti.
Valutare l’eco-compatibilità di un apparecchio significa, innanzitutto, verificare la presenza di sostanze nocive contenute al suo interno. A tal scopo, in laboratorio i cellulari sono stati sottoposti ad uno screening completo che prevede svariate analisi chimiche.
Per costruire un telefonino di 100 grammi occorrono ben 30 chilogrammi di materiali, molti dei quali sono risultati tossici e dannosi per l’ambiente.

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Si pensi che, solo in Italia, ne vengono venduti 17 milioni ogni anno.
La sfrenata corsa al modello più in voga del momento, però, fa sì che tantissimi apparecchi, dopo una vita media di 18 mesi, divengano rifiuti da smaltire, peraltro difficilmente riciclabili.
Per poter riciclare le varie parti di un cellulare queste dovrebbero essere, per prima cosa, facilmente smontabili (cioè tenute insieme ad incastro e non per mezzo di colla o viti); condizione che, purtroppo, si verifica solo nel 50% dei casi.
Pubblicato da marco_let in giugno 15, 2009 alle 9:05 am
Aggiungerei anche le onde elettromagnetiche e i danni che causano direttamente all’uomo